MORTADELLA PRIMADONNA DEI BANCHETTI VIP. ANCHE LA REGINA DI SVEZIA LA GUSTA A ROMA NEL PRANZO AL PALAZZO DEL QUIRINALE

8 giugno 2018

MORTADELLA PRIMADONNA DEI BANCHETTI VIP.

ANCHE LA REGINA DI SVEZIA LA GUSTA A ROMA NEL PRANZO AL PALAZZO DEL QUIRINALE

La disposizione dei piatti di portata in tavola in un banchetto nobiliare bolognese del ‘700

Considerata da tutti e ovunque come un genere esclusivo e di lusso, la Mortadella attraverso tutta la sua lunga storia ha sempre avuto un posto d’onore nei banchetti dei ceti nobiliari dove rappresentava uno dei cibi più apprezzati e golosamente consumati. E questo avveniva sia nei simposi della sua terra natale sia nei lauti conviti di altre città. A testimoniarlo sono i menù giunti fino a noi tramite i ricettari dati alle stampe dai grandi maestri cucinieri tra il secolo XVI e il XVIII, ma anche attraverso alcuni documenti conservati in archivi e biblioteche.

Fra i grandi eventi conviviali svoltisi lontano da Bologna con la partecipazione della Mortadella va ricordato uno dei tre banchetti allestiti a Roma e dintorni in onore della Regina Cristina di Svezia nel 1668 in occasione della sua venuta in Italia. Si tratta della cena organizzata a Castelnuovo il 21 novembre, cui fecero seguito uno sfarzoso pranzo il giorno successivo sempre a Castelnuovo e, il 9 dicembre, un opulento convito nel Palazzo del Quirinale. Come si ricava dalla preziosa ricerca di June di Skino, ad avere il vanto di dare avvio al banchetto di benvenuto alla sovrana fu proprio una sontuosa Mortadella “cotta in vino sostentata da quattro Cavalli Marini, serviti in mezzo a una fruttiera fatta di zuccaro con canestrine fatte di zuccaro ripiene di sapor di ribes”.

Ma non è finita. Antonio Latini, celebre maestro di tavola vissuto nel sec. XVII e già al servizio “di vari Porporati e Prencipi grandi”, nel libro Lo scalco alla moderna, uscito a Napoli nel 1692, ricorda espressamente due fastosi banchetti aristocratici in cui si trova inserito il prelibato salume petroniano. Il primo, voluto dal Principe di Feroleto in occasione del passaggio a Roma di donna Fulvia Pica, figlia del Duca della Mirandola, e di suo fratello principe Giovanni in viaggio di ritorno a Napoli. Nel servizio freddo di apertura del pranzo spicca un bel piatto “ripieno di Mortadelle di Bologna, con frondi di lauto sotto e diversi anasini di più colori sopra, ogni cosa ritocca d’oro e d’argento”.
Anche nel secondo banchetto, allestito per lo stesso Principe di Feroleto in occasione dell’incontro a Loreto con Fulvia Pica della Mirandola, divenuta nel frattempo sua sposa, compare l’identico piatto di Mortadella con la medesima presentazione. Segno, questo, che il precedente approccio con l’eccellente insaccato fabbricato sotto le Due Torri aveva lasciato un delizioso ricordo e il desiderio di una replica.

Dove però la Mortadella raggiunse la sua apoteosi fu nei conviti organizzati in patria dalla nobiltà durante le infinite occasioni per gozzovigliare che la vita pubblica e privata bolognese tra il sec. XVI e il XVIII elargì a piene mani ogni anno.